Sarajevo: Midnight piano laquattro.

Cari lettori,

oggi scriverò invece che di design di un libro.

Sono anni che leggo Margaret Mazzantini, anni che annuso la carta con le suo parole scritte. Ho sempre pensato che fosse un uomo racchiuso in una donna che scrive, piena di durezza, di distacco. “Venuto al mondo” è uno di quei libri che ho letto, che mi ha fatto piangere.

Lo rileggo, di tanto in tanto, e non lo ritrovo mai uguale.

Lo rileggo perché mi porta indietro, negli anni, alla prima guerra di cui ho ricordo, la guerra nei Balcani.

A scuola ci raccontavano dei bambini senza cibo, né acqua, morti sotto il tiro violento dei cecchini, delle granate e delle mine anti-uomo.

Ci facevano fare le raccolte di quaderni e di penne, di giocattoli da mandare a quei coetanei sfortunati. Le mamme, compresa la mia, arrivavano cariche di quaderni, di penne e di matite, chiudevamo gli scatoloni con lo scotch. Mi arrabbiavo, perché non volevo che la mamma prendesse i pacchi di quaderni economici, quelli da 6 per mandarli là, volevo i quaderni cari, con gli animali, con le figurine, le penne Bic, i pennarelli Giotto.

Entravo nei negozi di giocattoli, le chiedevo una Barbie e lei puntualmente diceva no. Ci rimanevo male, ero afflitta da quel divieto.

Poi la sera, al telegiornale vedevo sfilare le immagini del massacro, come accade oggi con Gaza, con la Siria.

E allora mi sentivo infinitamente egoista, perché volevo Barbie e i bambini morivano di fame. Quel baluginare televisivo, gli inviati di guerra, il monte Igman che svettava fiero e torturato mi catapultava nell’orrore. La guerra nei Balcani è la prima guerra di cui ho ricordo. Ricordo gli esodi, corpi derelitti e mutilati in fuga.

Oggi ho guardato il biglietto per Sarajevo, un volo non costa molto. Sono anni che ho nostalgia di Sarajevo, delle rose. Di quel viaggio a ritroso nelle macerie della mia infanzia. “Venuto al mondo” mi ha riportato esattamente lì, a quegli anni cruenti di servizi televisivi, della principessa Diana col caschetto a caccia di mine. Degli aiuti umanitari, dei pacchi con piselli in scatola e latte condensato.

Arturo Annecchino, Midnight piano laquattro, è l’unica canzone che riesco a legare a quegli anni. Quando arriveranno i giorni di Sarajevo, so che piangerò, perché tornerò ai bambini sui treni e nei centri di accoglienza. Tornerò agli sniper infossati, a quell’uomo che dal finestrino del treno urlava contro le forze dell’ordine “Siete tutti criminali” perché lo stavamo mandando indietro, alla guerra, alla morte.

Leggete “Venuto al mondo”, non guardate il film, leggetelo. Vi farà male, ogni parola è una sassata nei denti, ogni granata è un tuono che vi ricorderà tante cose.

Grazie.

C.

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Dear readers,

today I write instead of design about a book.

For years I read Margaret Mazzantini, I smell the paper with her written words. I always thought it was a man wrapped in a woman who writes, full of toughness, of detachment. “Venuto al mondo” is one of those books that I read, that made me cry.

I re-read it, from time to time, and I don’t find it never the same things.

I read it again because it brings me back, over the years, to the first war I remember, the war in the Balkans.

At school teachers told us about children without food or water, dead under violent fire of snipers, grenades and land-mines.

We bought notebooks and pens, toys to send to those unfortunate peers. Mothers, including mine, came full of notebooks, pens and pencils, we closed the boxes with tape. I was angry because I didn’t want my mother took the packs of cheap notebooks, those from 6 to send them there, I wanted notebooks loved ones, with animals, with the figurines, Bic pens, Giotto markers.

I entered in toy stores, asking her a Barbie and she promptly said no. I remained bad, I was plagued by the ban.

Then in the evening, on the news I saw parading images of the massacre, as happens today with Gaza, with Syria.

And then I felt infinitely selfish, because I wanted Barbie and children were starving. That flickering television, the war correspondents, Mount Igman that soared proud and tortured catapulted me into horror. The war in the Balkans is the first war of which I remember. I remember the exodus, derelicts and mutilated bodies on the run.

Today I looked for the ticket to Sarajevo, a flight doesn’t cost so much. For years, I have nostalgia for Sarajevo roses. Of that trip back in the rubble of my childhood. “Venuto al mondo” brought me right there, in those years of bloody television services, Princess Diana with helmet hunting for mines. Humanitarian aid, parcel with canned peas and condensed milk.

Arturo Annecchino, Midnight Piano Laquattro is the only song that I can bind to those years. When will come the days of Sarajevo, I know I will cry, because I will return to the children on trains and in reception centers. I return to the sniper sunken, the man that the train window yelling at the police, “You are all criminals” because we were sending him back to the war, to death.

Read “Venuto al mondo”, not watch the movie, read it. It will hurt you, every word is a stone in the teeth, each grenade is a thunder that will remind many things.

Thanks.

C.

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