MANIFESTO INCOMPLETO

MANIFESTO (INCOMPLETO) PER LA CRESCITA

1. Lasciate che gli eventi vi cambino. 

Dovete aver voglia di crescere. La crescita non è qualche cosa che vi capita, siete voi a produrla, siete voi che la vivete e il prerequisito fondamentale per crescere è l’apertura a vivere gli avvenimenti e la volontà di farsi cambiare da essi.

2. Dimenticatevi di ciò che è buono.

Intendo per buono ciò su cui tutti sono d’accordo. La crescita non coincide necessariamente con il buono. La crescita è un’esplorazione di angoli bui che possono essere o meno utili alla nostra ricerca. Fintanto che si resta attaccati al concetto di buono, non si avrà mai vera crescita.

3. Il percorso è più importante del risultato. 

Quando è il risultato a pilotare il processo, arriveremo soltanto dove sono già arrivati gli altri. Se è il processo a guidare il risultato potremmo non sapere dove stiamo andando ma saremo sicuri del fatto di volerci andare.

4. Amate i vostri esperimenti, come fareste con un bambino cattivo. 

La felicità è il motore della crescita. Sfruttare la libertà di organizzare il vostro lavoro come una serie di esperimenti, ripetizioni, tentativi, prove ed errori, tutti altrettanto belli. Vedete le cose alla lunga distanza e permettetevi di sorridere sulle sconfitte quotidiane.

5. Andare in profondità. 

Più profondamente vi immergete più probabilità avrete di scoprire qualche cosa di valore.

6. Concentratevi sulle incongruenze. 

La risposta sbagliata è in realtà una risposta giusta a un’altra domanda. Fate tesoro delle risposte sbagliate come parte del vostro sistema di lavoro. Provate a fare domande diverse.

7. Studiate. 

Lo studio è appunto un posto dove si dovrebbe studiare. Approfittate delle necessità imposte dalla produzione come un’occasione per studiare. Tutti ne trarranno beneficio.

8. Lasciatevi trasportare. 

Permettetevi il lusso di gironzolare senza scopo. Esplorate i dintorni. Sospendete il giudizio. Rinviate la critica.

9. Cominciate da dove vi pare. 

John Cage ci ha insegnato che non sapere da che parte cominciare è una forma comune di paralisi. Il suo consiglio: cominciare da dove vi pare.

10. Ognuno è un leader. 

La crescita si verifica e, quando ciò accade, dovete permetterle di svilupparsi. Imparate a seguire, quando è ragionevole. Lasciate che tutti possano avere l’opportunità di fare da guida.

11. Andate a raccolta di idee. 

Correggete le applicazioni. Le idee hanno bisogno di un ambiente dinamico, fluido e generoso per svilupparsi, mentre invece l’applicazione trae beneficio dal rigore critico. Realizzate un elevato coefficiente di idee applicate.

12. Muovetevi. 

Il mercato e le sue strutture hanno la tendenza a puntare sui successi: resistete a questa tentazione, permettete che gli insuccessi e il cambiamento facciano parte del vostro programma di allenamento.

13. Rallentate. 

Se proverete a disincronizzarvi dal ritmo standard potrete cogliere delle opportunità sorprendenti.

14. Non siate alla moda. 

Essere “giusti” è la paura dei cambiamenti vestita alla moda. Liberatevi di questo tipo di conformismo.

15. Fate domande cretine. 

La crescita è alimentata dal desiderio e dal candore. Valutate la risposta, non la domanda. Sforzatevi di imparare, nel corso della vostra vita, con lo stesso ritmo di un bambino.

16. Collaborate. 

Lo spazio tra persone che lavorano insieme è pieno di attriti, controversie, lotte, euforia,
gioia e di un immenso potenziale creativo.

17. Spazio lasciato intenzionalmente vuoto. 

Lasciate spazio per le idee che non avete ancora avuto e per quelle degli altri.

18. State svegli fino a tardi. 

Accadono strane cose quando siete andati troppo in là, siete stati svegli troppo a lungo, lavorato troppo e siete isolati dal resto del mondo.

19. Lavorate sulle metafore. 

Qualsiasi oggetto ha la capacità di rappresentare qualche cosa d’altro rispetto a quello che appare. Lavorate su quello che esso rappresenta.

20. Siate prudenti nel prendere rischi. 

Il tempo è genetico. Il presente è figlio del passato e padre del futuro. Il vostro lavoro di oggi crea il vostro futuro.

21. Ripetetevi. 

Se una cosa vi piace, fatela ancora. Se non vi piace, rifatela.

22. Createvi gli strumenti di lavoro.

Combinate i vostri strumenti per realizzare dei ‘pezzi unici’. Anche gli strumenti più semplici di cui siete in possesso possono aprirvi nuove strade inesplorate. Ricordate che gli strumenti amplificano le nostre potenzialità, per cui, anche piccoli strumenti possono determinare grandi differenze.

23. Imparate a stare sulle spalle di qualcun altro. 

Potete viaggiare più lontano, trasportati dalle scoperte e dai risultati di chi vi ha preceduto. E, dall’alto, la vista è molto più ampia.

24. Evitate il software. 

Il problema con i programmi è che ce li hanno tutti.

25. Non riordinate la vostra scrivania. 

Potreste trovare qualche cosa, di mattina, che non potrete più vedere la sera.

26. Non partecipare ai concorsi.

Non fatelo e basta. E’ una cosa che non va.

27. Leggete soltanto le pagine di sinistra. 

Lo faceva anche Marshall McLuhan. Diminuendo la quantità di informazioni, lasciando spazio per ciò che lui definiva il “nostro fantasticare”.

28. Create nuove parole. 

Espandete il lessico. Una realtà in continua evoluzione richiede nuovi modi di pensare, il pensiero nuove forme di espressione. Le nuove forme di espressione generano l’evoluzione della realtà.

29. Pensate con la vostra testa. 

Lasciate perdere la tecnologia. La creatività non dipende dagli aggeggi elettronici.

30. Organizzazione = Libertà. 

Le vere innovazioni, nel design, ma anche negli altri campi, avvengono in un ambiente. L’ambiente è solitamente una forma di attività diretta in modo collaborativo. Frank Gehry, per esempio, ha potuto realizzre Bilbao solo perché il suo studio è in grado di gestire il progetto in tempi e costi prefissati. Il mito della divisione tra “creativi” e amministrativi” è ciò che Leonard Cohen definisce una “graziosa invenzione del passato”.

31. Non fate debiti. 

Ancora una volta, un cosiglio di Frank Gehry. Solo mantenendo sotto controllo l’aspetto finanziario, possiamo mantenere l’indipendenza creativa. Non è un concetto tanto complicato e difficile, eppure, è incredibile come risulti difficile mantenere questo tipo di disciplina e quanti non ci siano riusciti.

32. Ascoltate con attenzione. 

Ogni collaborazione che entra nella nostra orbita porta con sé un mondo più diverso e complesso di quanto possiamo immaginare. Stando attenti anche ai particolari o alle sfumature delle loro esigenze, desideri o ambizioni, arricchiamo il nostro mondo di una parte del loro. Nessuno dei due sarà più lo stesso.

33. Viaggiate. 

L’ampiezza di banda del mondo è enormemente più ampia di quella del vostro televisore o della connessione a Internet e persino di quella di un ambiente grafico virtuale, interattivo in tempo reale, dinamico e object-oriented.

34. Siate più veloci nel fare errori. 

Non è un’idea mia – l’ho presa a prestito, credo che sia di Andy Grove.

35. Imitate. Senza vergognarvi. 

Cercate di copiare nel modo più esatto possibile. Non ci riuscirete mai completamente e la differenza potrebbe risultare davvero interessante. Basta che osserviamo la versione fatta da Richard Hamilton del grande calice in vetro di Marcel Duchamp, per renderci conto di quanto ricca, calunniata e sotto utilizzata sia la tecnica dell’imitazione.

36. Filatevela. 

Quando non vi vengono le parole giuste, fate come Ella: inventatevi qualcosa d’altro… ma, non delle parole.

37. Spaccate, tirate, curvate, schiacciate, spezzate, piegate. 

38. Esplorate l’altro lato.

C’è una grande libertà nell’evitare di risolvere le cose con la tecnologia. Talvolta, non riusciamo a trovare il capo della matassa perché lo stiamo calpestando sotto i piedi. Provate a usare una tecnologia sorpassata, resa obsoleta del ciclo vorticoso dal consumo, ma ancora ricca di potenziale creativo.

39. Pause caffè, giri in taxi, sale d’attesa.

La crescita vera, spesso, avviene al di fuori dei luoghi istituzionali, in spazi interstiziali – quelli che il Dr. Seuss chiama “luoghi dell’attesa”. Hans Ulrich Obrist organizzò una volta un evento su scienza e arte con tutti gli accessori tipici di una conferenza – ricevimenti, pranzi, accoglienza all’aeroporto, pettegolezzi – ma senza che ci fosse la conferenza. Sembra che sia stata un successo e che abbia moltiplicato rapporti e collaborazioni che sono tutt’ora attive.

40. Evitate le specializzazioni. 

Scavalcate le staccionate. I confini tra diverse categorie e le regole imposte da ordini o associazioni professionali sono tentativi di controllare lo sviluppo caotico della creatività. Spesso, sono sforzi comprensibili, finalizzati a mettere ordine in quello che è un insieme variegato e complesso, in continua evoluzione. Il nostro compito consiste nello scavalcare questi steccati per tagliare in mezzo ai campi.

41. Ridete. 

La gente che viene a trovarci in studio, spesso, ha da dire su quanto si ride qui dentro. Mi sono abituato a queste osservazioni e le prendo come un indicatore di quanto siamo a nostro agio nell’esprimere noi stessi.

42. Ricordate. 

La crescita è possibile solo come prodotto di una storia. Senza memoria, l’innovazione è semplicemente una trovata alla moda. La storia dà alla crescita una direzione. Ma la memoria non è mai perfetta. Ogni tipo di ricordo è un’immagine sfuocata o frammentaria di un momento o di un avvenimento. Questo è ciò che la rende identificabile come passato, in contrapposizione al presente. Vuol dire che ogni ricordo è nuovo, una ricostruzione parziale, diversa dall’originale e, come tale, un ingrediente della crescita.

43. Date potere alla gente. 

Il gioco funziona quando tutti sentono di avere il controllo del proprio ruolo. Non possiamo essere dei liberi professionisti se non siamo liberi.

BRUCE MAU, Designer.

 

INCOMPLETE MANIFESTO FOR THE GROWTH. 

1. Allow events to change you. 

You have to be willing to grow. Growth is different from something that happens to you. You produce it. You live it. The prerequisites for growth: the openness to experience events and the willingness to be changed by them.

2. Forget about good.      

Good is a known quantity. Good is what we all agree on. Growth is not necessarily good. Growth is an exploration of unlit recesses that may or may not yield to our research. As long as you stick to good you’ll never have real growth.

3. Process is more important than outcome.

When the outcome drives the process we will only ever go to where we’ve already been. If process drives outcome we may not know where we’re going, but we will know we want to be there.

4. Love your experiments (as you would an ugly child).  

Joy is the engine of growth. Exploit the liberty in casting your work as beautiful experiments, iterations, attempts, trials, and errors. Take the long view and allow yourself the fun of failure every day.

5. Go deep.          

The deeper you go the more likely you will discover something of value.

6. Capture accidents.    

The wrong answer is the right answer in search of a different question. Collect wrong answers as part of the process. Ask different questions.

7. Study.              

A studio is a place of study. Use the necessity of production as an excuse to study. Everyone will benefit.

8. Drift.

Allow yourself to wander aimlessly. Explore adjacencies. Lack judgment. Postpone criticism.

9. Begin anywhere.    

John Cage tells us that not knowing where to begin is a common form of paralysis. His advice: begin anywhere.

10. Everyone is a leader.      

Growth happens. Whenever it does, allow it to emerge. Learn to follow when it makes sense. Let anyone lead.

11. Harvest ideas.    

Edit applications. Ideas need a dynamic, fluid, generous environment to sustain life. Applications, on the other hand, benefit from critical rigor. Produce a high ratio of ideas to applications.

12. Keep moving.      

The market and its operations have a tendency to reinforce success. Resist it. Allow failure and migration to be part of your practice.

13. Slow down.        

Desynchronize from standard time frames and surprising opportunities may present themselves.

14. Don’t be cool.    

Cool is conservative fear dressed in black. Free yourself from limits of this sort.

15. Ask stupid questions.  

Growth is fueled by desire and innocence. Assess the answer, not the question. Imagine learning throughout your life at the rate of an infant.

16. Collaborate.        

The space between people working together is filled with conflict, friction, strife, exhilaration, delight, and vast creative potential.

17. ____________________.          

Intentionally left blank. Allow space for the ideas you haven’t had yet, and for the ideas of others.

18. Stay up late.        

Strange things happen when you’ve gone too far, been up too long, worked too hard, and you’re separated from the rest of the world.

19. Work the metaphor.    

Every object has the capacity to stand for something other than what is apparent. Work on what it stands for.

20. Be careful to take risks.      

Time is genetic. Today is the child of yesterday and the parent of tomorrow. The work you produce today will create your future.

21. Repeat yourself.      

If you like it, do it again. If you don’t like it, do it again.

22. Make your own tools.  

Hybridize your tools in order to build unique things. Even simple tools that are your own can yield entirely new avenues of exploration. Remember, tools amplify our capacities, so even a small tool can make a big difference.

23. Stand on someone’s shoulders.      

You can travel farther carried on the accomplishments of those who came before you. And the view is so much better.

24. Avoid software.      

The problem with software is that everyone has it.

25. Don’t clean your desk.      

You might find something in the morning that you can’t see tonight.

26. Don’t enter awards competitions.      

Just don’t. It’s not good for you.

27. Read only left-hand pages.    

Marshall McLuhan did this. By decreasing the amount of information, we leave room for what he called our “noodle.”

28. Make new words.      

Expand the lexicon. The new conditions demand a new way of thinking. The thinking demands new forms of expression. The expression generates new conditions.

29. Think with your mind.      

Forget technology. Creativity is not device-dependent.

30. Organization = Liberty.        

Real innovation in design, or any other field, happens in context. That context is usually some form of cooperatively managed enterprise. Frank Gehry, for instance, is only able to realize Bilbao because his studio can deliver it on budget. The myth of a split between “creatives” and “suits” is what Leonard Cohen calls a ‘charming artifact of the past.’

31. Don’t borrow money.      

Once again, Frank Gehry’s advice. By maintaining financial control, we maintain creative control. It’s not exactly rocket science, but it’s surprising how hard it is to maintain this discipline, and how many have failed.

32. Listen carefully.  

Every collaborator who enters our orbit brings with him or her a world more strange and complex than any we could ever hope to imagine. By listening to the details and the subtlety of their needs, desires, or ambitions, we fold their world onto our own. Neither party will ever be the same.

33. Take field trips.  

The bandwidth of the world is greater than that of your TV set, or the Internet, or even a totally immersive, interactive, dynamically rendered, object-oriented, real-time, computer graphic–simulated environment.

34. Make mistakes faster.    

This isn’t my idea — I borrowed it. I think it belongs to Andy Grove.

35. Imitate.    

Don’t be shy about it. Try to get as close as you can. You’ll never get all the way, and the separation might be truly remarkable. We have only to look to Richard Hamilton and his version of Marcel Duchamp’s large glass to see how rich, discredited, and underused imitation is as a technique.

36. Scat.    

When you forget the words, do what Ella did: make up something else… but not words.

37. Break it, stretch it, bend it, crush it, crack it, fold it.
Explore the other edge.                    

Great liberty exists when we avoid trying to run with the technological pack. We can’t find the leading edge because it’s trampled underfoot. Try using old-tech equipment made obsolete by an economic cycle but still rich with potential.

38. Coffee breaks, cab rides, green rooms.      

Real growth often happens outside of where we intend it to, in the interstitial spaces — what Dr. Seuss calls “the waiting place.” Hans Ulrich Obrist once organized a science and art conference with all of the infrastructure of a conference — the parties, chats, lunches, airport arrivals — but with no actual conference. Apparently it was hugely successful and spawned many ongoing collaborations.

39. Avoid fields.      

Jump fences. Disciplinary boundaries and regulatory regimes are attempts to control the wilding of creative life. They are often understandable efforts to order what are manifold, complex, evolutionary processes. Our job is to jump the fences and cross the fields.

40. Laugh.        

People visiting the studio often comment on how much we laugh. Since I’ve become aware of this, I use it as a barometer of how comfortably we are expressing ourselves.

41. Remember.      

Growth is only possible as a product of history. Without memory, innovation is merely novelty. History gives growth a direction. But a memory is never perfect. Every memory is a degraded or composite image of a previous moment or event. That’s what makes us aware of its quality as a past and not a present. It means that every memory is new, a partial construct different from its source, and, as such, a potential for growth itself.

42. Power to the people.    

Play can only happen when people feel they have control over their lives. We can’t be free agents if we’re not free.

BRUCE MAU, Designer.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *