Interview with Laura Fontanot for Fontanot Stairs.

Cari lettori,

oggi ho l’immenso piacere di proporvi l’intervista con Laura Fontanot, della Fontanot Scale.

A voi il piacere di leggere.

C.

C. Come nasce la passione Fontanot per le scale e il design?

L. A livello aziendale, nasce tutto nel lontano 1970: a mio padre, Enzo Fontanot, era stata commissionata appunto una scala, con un ottimo risultato. Così, ne commissionarono un’altra, e poi un’altra ancora… Al che, per spirito imprenditoriale, ha deciso di iniziare a commercializzarle e creare una vera collezione di scale. Negli anni ’80 realizzò il primo prodotto industriale, in serie, e non più in maniera artigianale. Se parliamo della mia vita personale, sono cresciuta in una famiglia che amava l’arredo di design già negli anni ’70: basti pensare che ho ancora dei divani di Cassina di quando i miei genitori si sono sposati e anche dei mobili da bagno della Kartell… Sul comodino ho la lampada “Nesso” di Artemide comprata all’epoca. In pratica, il design lo “mastico” da quando sono nata. Il design per me è una passione, il mio primo stipendio l’ho speso per comprarmi una sedia di Alvar Aalto. E faccio anche la collezione delle miniature di Vitra!

C. Come e quando nasce la consapevolezza di voler diventare designer?

L. Non mi reputo una designer: amo il design e ci lavoro da sempre! Partiamo con il significato di design. Design significa progettazione. Le scale Fontanot sono scale disegnate e progettate internamente all’azienda da un’équipe di ingegneri e da mio fratello architetto, che è il nostro Project Manager. Io mi occupo della fase finale di supervisione generale, ossia “smusso gli angoli” e di solito scelgo i colori per rendere il prodotto attuale. I miei studi ripecchiano l’amore per questo ambito, ovviamente: ho frequentato il liceo artistico, sezione architettura, e poi l’Accademia di Belle Arti di Bologna, sezione Scenografia. Prima di entrare in azienda ho lavorato in un’agenzia di direct marketing e come clienti seguivo sicuramente con più entusiasmo quelli del settore arredamento-architettura.

C. Da cosa trai ispirazione per progettare (musica, arte, architettura, design, libri, ecc.)?

L. Mostre d’arte, sicuramente. E soprattutto i viaggi. Dal confronto: in azienda si collabora in team! I miei progetti personali sono quelli, diciamo, complementari, come i vasi riciclati “Second life”.

C. Quanto è importante, per te, la ricerca nel campo della progettazione?

L. La ricerca e l’innovazione sono fondamentali per essere sempre i numeri uno sul mercato. Abbiamo un dipartimento Ricerca&Sviluppo in azienda, che si occupa di studiare e selezionare nuovi materiali e strutture, sempre all’avanguardia.

C. Hai una figura di riferimento (musicista, artista, architetto, designer, scrittore, ecc.) a cui ti ispiri per metodologia di progettazione?

L. Aalto è sicuramente è stato e sarà sempre per me una grossa fonte di ispirazione. E poi Vico Magistretti, Achille Castiglioni, Sapper, Verner Panton, Eero Saarinen… I grandi maestri, insomma, potrei andare avanti all’infinito!

Visitate il sito, http://www.fontanot.it/.

Stay tuned!

C.

P.S. Un ringraziamento speciale a Laura Fontanot e Greta per la comprensione e la fiducia riposta in me.

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Dear readers,

Today I have the great pleasure to propose an interview with Laura Fontanot, for Fontanot Stairs.

To you the pleasure of reading.

C.

C. How does the passion Fontanot for stairs and design born?

L. For company level, everything’s born in 1970: my father, Enzo Fontanot, had been commissioned a stair, with a good result. So they commissioned another, and then another … So, for entrepreneurial spirit, he decided to start commercializing them and to create a real collection of stairs. In the 80s he built the first industrial product, in series, and not with the traditional way. If we have to talk about my personal life, I grew up in a family that loved the furniture design in the 70s: in fact, I still have Cassina’s sofas, original of the period when my parents got married and also Kartell’s bathroom furniture, I have a lamp on the bedside table… “Nesso” by Artemide, bought at the time. In practice, I “chew” design since I was born. Design for me is a passion, I spent my first salary to buy a chair by Alvar Aalto. And I also do the collection of the Vitra miniatures!

C. How and when did the awareness to become a designer born?

L. I don’t consider myself a designer: I love design and I work as always! Let’s start with the meaning of design. Design is design. Satirs are Fontanot stairs designed and engineered in-house by a team of engineers and architects starting from my brother, who is our Project Manager. I take care of the final phase, of general supervision, or “bevel corner” and I usually choose colors, in order to make the product being actual. My studies reveal love for this context, of course: I attended art school in architectural studies and then the Academy of Fine Arts in Bologna, Set Design section. Before joining the company, I worked in a direct marketing agency and I followed with more enthusiasm customers related with the furniture-architecture industry.

C. Where do you get inspiration to design (music, art, architecture, design, books, etc.)?

L. Art exhibitions, certainly. And most of all travel. A comparison: the company is working as a team! My personal projects are those complementary, such as vases recycled “Second Life”.

C. How important is it for you, research in the design?

L. Research and innovation are critical to always be number one in the market. We have a Research&Development department in the company, which is to study and select new materials and structures, always at the forefront.

C. Do you have a reference figure (musician, artist, architect, designer, writer, etc.) who inspires you to design methodology?

L. Aalto certainly was and will always be for me a great source of inspiration. And then Vico Magistretti, Achille Castiglioni, Sapper, Verner Panton, Eero Saarinen… The great masters, in short, I could go on forever!

Visit the website, http://www.fontanot.it/.

Stay tuned!.

C.

P.S. A special thanks goes to Laura Fontanot and Greta for their comprehension and trust in me.

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