Interview with Franco Pianegonda.

Cari lettori,

Introdurvi Franco Pianegonda mi risulta  più difficile che produrre l’intera intervista.

Designer, artista visionario della gioielleria italiana nel mondo, da anni da vita ad oggetti che scardinano a passi lunghi la tradizione.

Lascio che sia lui a raccontare la sua storia.

C.

C.: Quando è come è cominciata la tua strada nella gioielleria?

F.: Quando ho finito la scuola, ho dovuto pensare a cosa fare della mia vita, sentivo la necessità di trovare la mia strada, e soprattutto, un lavoro che mi permettesse di costruirla. Volevo qualcosa di mio, qualcosa che mi piacesse.  Vicenza è la terra dell’oro e delle sue lavorazioni, quindi sono entrato nel mondo della gioielleria e all’inizio mi appoggiavo a degli artigiani, comprando materiale già pronto da rivendere. Però ad un certo punto ho iniziato a vedere la differenza tra ciò che secondo me è bello e ciò che piace, è qui che ho preso atto anche della mia creatività. La creatività non è nata dal percorso di studi, ma soprattutto dal mio amore nel conoscere le persone, dal fattore fantasia che dovevo attivare per trovare le migliori soluzioni, in base anche alle richieste di queste persone.

La creatività proviene fondamentalmente dalla mia personale idea di donna, dalla volontà di dare una forma agli oggetti usando il materiale nobile, ma cercando di comprendere il tipo di beneficio che il consumatore ne trae al contatto. Per questo è necessario usare materiali nobili nel mio lavoro, ma questo è solo del primo passo: ciò che conta è come il tutto viene plasmato e l’effetto emozionale che suscita nelle persone. Il mio lavoro è cominciato, quindi, come un bisogno, progettare qualcosa da poter vendere; però allo stesso tempo doveva essere qualcosa che mi piacesse e per cui valesse la pena lottare. Si è trattato di scelte dettate e volute solo ed esclusivamente da me. Posso dire che è come un mare agitato che ho dovuto imparare a sfidare, affrontando le difficoltà, andando a volte anche controcorrente, ma ponendomi degli obiettivi che ho sempre cercato di raggiungere.

C.: Quali sono gli step che compi per arrivare a progettare un gioiello? 

F.: Lo studio di un gioiello si suddivide in due momenti moto diversi tra loro:

  • Studio “ad personam”, quando ricevo una richiesta personale.
  • Progettare qualcosa di importante per un pubblico più ampio, che io personalmente non conosco ma del quale posso chiaramente percepirne il sapore.

I miei occhi sono come delle macchine fotografiche che fissano le immagini, cerco il bello in tutte quelle cose che mi fanno stare bene, dai mercatini, ad un piatto da mangiare, da mia madre, dal vivere bene ed in serenità. Mi alimento di tutto questo.  Penso alle diverse soluzioni, le cerco nel database del mio cervello e le mescolo, contestualizzandole per lo più, e lì capisco cosa fare di tutte queste cose.  Si tratta di un lavoro faticoso: nella progettazione di una collezione di gioielli, ad esempio, si lavora sotto pressione e meglio, proprio perché sotto stress ho le intuizioni migliori.  Mi pongo una domanda fondamentale: cosa vuole la donna di oggi? Certamente un materiale nobile, come detto prima, ha la sua importanza, ma conta molto di più la sostanza, l’intelligenza con cui si può lavorare, l’effetto che crea il matrimonio tra oro e diamanti, tra le perle e l’argento. L’anima territoriale ed artistica del luogo dove sono nato e vivo vengono sfruttate al massimo. Ma soprattutto, ho la sfacciataggine di definire i miei gioielli “opere d’arte”. Non c’è meccanica, ma l’estrema volontà di dare il massimo alla persona per cui creo.

C.: Cosa deve rappresentare un gioiello? Intendo, nel momento in cui lo disegni, cosa deve diventare oltre che un semplice oggetto?

F.: Un gioiello deve essere alla portata di tutti, ma deve rappresentare la personalità di chi lo indossa.  La persona che lo indossa deve sentirsi rappresentata, in quel gioiello deve esprimere sé stessa. Deve farla fiorire, è una sintesi di ciò che è e di ciò che vorrebbe essere, la sua personalità ed è per questo che scelgo sempre materiali nobili come oro od argento.  Credo che alcune cose debbano essere capite subito, ma altre devono essere scavate. Per questo dico amo scoprire le persone, il lavoro e la passione mi servono per interpretarle e per assecondare il loro spirito. Quando progetti un gioiello devi amare le persone, esso deve rispettare il loro spazio mentale, l’insieme di pensieri che le racchiudono, l’insieme della donna stessa che mi piace.  In fin dei conti, un gioiello è l’insieme globale delle donne.

C.: Che importanza assumono le ultime tendenze del design nel tuo lavoro? Intendo, siamo negli anni del minimalismo, intriso di colori primari e pulizia delle linee. Nel campo della gioielleria subite questa influenza?

F.:  Sì, anche se penso che un gioiello sia per la vita. Le ultime tendenze del design influenzano sicuramente il mio lavoro, è un mix di tanti fattori, dal momento storico in cui nasce, dei fenomeni sociali che esso attraversa, ma cerco di non esserne dipendente.  I gioielli vivono un’evoluzione: i miei negozi, ad esempio, sono il frutto di un cambiamento. Mentre nel 1996-1997 erano stati progettati bianchi ed asettici come camere operatorie, oggi desidero il legno, il calore ed il senso di umanità che mi trasmette.  Quello che cerco di fare è di dare un senso al lavoro, sia esso fatto con le mani di un artigiano o da tutta quella catena di persone che lavorano con noi. In ogni mio oggetto c’è l’anima di tutti coloro che l’hanno toccato.

C.: C’è una figura, una musa ispiratrice che influenza il tuo lavoro in particolare? 

F.: Mia madre. Sono stato educato da lei, lei mi ha dato l’idea di donna che ho ora. Lei è la mia musa.

C.: Cosa sono per te i gioielli?

F.: I gioielli sono il riassunto di ciò che sono, del mio costante lavoro di comunicazione con le persone. Il riassunto del modo in cui mi relaziono con il mondo esterno.

Un ringraziamento speciale a Franco Pianegonda.

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Dear reader,

introducing Franco Pianegonda it’s harder than producing the entire interview. Designer, visionary artist of italian jewelry in world, he design objects that unhinge tradition.

I let him to tell his history.

C.

C.: When did it start your career in jewelry?

F.: When I finished the school, I had to think about my life, I felt the necessity to find my way and above all, a work which could have allowed me to build this way. I wanted something mine, something to love.  Vicenza is the land of gold and its workings, I started for this with jewelry and I worked in the first period with some artisans, buying ready-made product for resale. But I understood the difference between what I liked most and what people wanted and I met for the first time my creativity. Creativity is not the result of my studies, but it borns from my interest into people, from fantasy I had to activate, in order to find best solutions for them.

Creativity comes from my personal idea of woman, from the desire to shape objects, using precious materials, trying to understand what kind of benefit people received by them. For this reason precious materials are important, but this is only the first step of my work: it is fundamental how material has shaped and emotions it creates in people.  My work started as a necessity, designing something to sell; but at the same time, it should be something that I liked and important for my fight. All decisions were given and wanted only by myself.  I think it was like a rough sea that I learnt to challenge, going through difficulties and against everything, but I’ve always tried to reach my goals.

C.: Which steps do you usually do to design a jewel?

F.: The design of a jewel has divided in two moments:

  • “Ad personam”, when I receive a personal request.
  • When I have to design something for a wider audience, that I do not personally meet but I can clearly feel its smell.

My eyes are the camera that fix images, I’m in search of beauty in everything, such as markets, a meal, my mother, good living. I need those things. I think to different solutions, I find them in the database of my brain and I mix them, contextualizing and understanding what I have to do. It is a hard work: the design of an entire collection, for example, is under pressure but it’s better in this way, because I have the best intuitions.  I have a fundamental question: what does a woman want nowadays? Precious materials are important, but it is more important the substance, the intelligence with which you can work it, the effect produced by the wedding of gold and diamonds, pearls and silver.  The territorial and artistic soul of the land in which I was born and I live are exploited. But above all, I have the insolence to define my work as “art”. There is no mechanics, but the extreme desire to give the best to the person for whom I design.

C.: What should a jewel represent? I mean, when you draws it, what should it become more than a simple object? 

F.: A jewel has to be reachable by everybody, but it has also to represent the personality of the wearer. The wearer has to feel represented by it, it has to be expressed its soul in that jewel. It has to bloom the personality, it is a summary of what it is and what it would beand I choose precious materials for this reason, such as gold and silver. I think that somethings should be immediately understood, but the others have to be carved out. I love to discover people for this reason, my work and passion are useful to read and to satisfy their soul. You have to love people to design a jewel, it has to respect their mind, the set of thoughts which enclose them, the set of woman I like most.  After all, a jewel is the global set of women.

C.: Which importance do last design tendencies have in your work? I mean, we are in a period of minimalism, full of primary colors and pure lines. Are you in jewelry influenced by this? 

F.: Yes, we are, but I think that a jewel is forever. Last tendencies influence surely my work, it is a mix of a lot of factors, such as the moment in which it borns, the social movements it goes through, but I always try to be independent. Jewels are in evolution: my shops, for example, are the product of changes. They were white and aseptic as surgery rooms in 1996-1997, nowadays I desire wood and the its sense of humanity. What I’m trying to do is giving a sense to work, even when has done with artisan’s hands or with all those people that work with us. There is the soul of every worker in my jewels, the soul of all those have touched them.

C.: Is there an inspiring and peculiar muse that influences your work?

F.: My mother. She educated me, she gave to me my personal idea of woman I like. She is my muse.

C.: What do jewels mean for you?

F.: Jewels are the summary of myself, of my constant work of communication with people. It is the summary of ways in which I relate with external world.

A special thanks to Franco Pianegonda.

franco_pianegonda

Franco Pianegonda, jewel designer.

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